I laghi alpini: occhi di cielo, rimasti sulla terra, fra i monti

Una ricchezza delle nostre Alpi Orobie

I laghi alpini: occhi di cielo, rimasti sulla terra, fra i monti

Uno scrittore spagnolo, Ramon Gomez de la Serna, definisce i laghi 'le pozzanghere rimaste dopo il diluvio universale'. Di queste 'pozzanghere' le nostre Alpi Orobie sono ricchissime, specie nell'Alta Valle Brembana, dove regalano pace, quiete, quasi rasserenamento alle inquietudini di chi, durante una gita fra pini, abeti e larici, si imbatte in uno di questi scrigni incastonati fra le montagne.
Come sono nati questi occhi di cielo, rimasti sulla terra? A dare loro vita sono stati i ghiacciai, che in un passato remotissimo giungevano fino alla Pianura Padana e occupavano del tutto le valli alpine. 


Esistono anche i laghi artificiali o di sbarramento, formatisi per un ristagno delle acque ostacolate nel loro fluire da una frana o originati da una diga costruita dall'uomo per fini pratici, industriali: contenere una notevole massa d'acqua, sfruttarne la forza e produrre energia elettrica. La gran parte di questi laghi artificiali ha lo scopo di produrre energia elettrica attraverso impianti di produzione idroelettrici: il corso di un fiume viene interrotto per mezzo di una diga per alzare il livello dell'acqua e sfruttare l'energia della caduta. 
 
Di questi bacini artificiali sono appunto ricche le nostre valli orobie e l’abbondanza di acque superficiali costituisce uno degli aspetti che più colpiscono chi le visita, merito dell'apporto di pioggia nel periodo estivo e di neve in quello invernale, molto superiore a quello di regioni vicine, oltre che della struttura impermeabile delle nostre rocce, cristalline e metamorfiche.
 
La sezione bergamasca del CAI ha presentato nel 1982 una proposta del Parco Naturale delle Orobie, finalizzata a censire i laghi compresi nei confini del Parco in via di costituzione. L'operazione ha portato all'individuazione di circa un centinaio di questi specchi d'acqua, fra grandi e piccoli, di cui circa una sessantina sul versante bergamasco.
A tutt'oggi il computo arriva a 17 piccoli laghi di sbarramento, per lo più posizionati tra Val Brembana e Valle Seriana.
 
La toponomastica di alcuni di questi laghi trasmette un fascino particolare o evoca storie antiche e per noi oggi misteriose o comunque poco conosciute: Laghi Gemelli, Lago di Sardegnana, Lago Marcio, Lago delle Casere, Lago Pian del Becco, Lago Colombo, Laghetti di Foppolo, Laghetti di Ponteranica, Laghetti di Valsambuzza e Caldirolo, Laghi della Conca del Calvi (Fregabolgia, Rotondo, Prato del Lago), Laghetti del Poris.



Una nota particolare meritano i Laghi Gemelli, nel comune di Branzi: nonostante il nome, essi sono formati da un corpo unico, che si divide solo quando la diga che ne contiene l'acqua viene quasi interamente svuotata, come è accaduto nel 2005 in occasione dei lavori per il rafforzamento della diga stessa.
Il nome infatti è stato loro attribuito prima della costruzione della diga, quando i due laghetti, di dimensioni molto più contenute, erano due specchi d'acqua che, visti dall'alto, sembravano specchiarsi. Nei periodi di siccità, ai nostri giorni sempre più frequenti, i due bacini vengono divisi da una piccola striscia di terra, che li trasforma come uno specchio.
 
Sulla loro formazione esistono numerosi racconti, legati alla fantasia e alla tradizione popolare locale. Il più ricorrente racconta una storia triste, i cui protagonisti sono due ragazzi del luogo, innamorati ma ostacolati perché di estrazione sociale molto diversa (lei di ricca famiglia, lui un semplice pastore).
Impossibilitati a coronare il loro sogno d'amore, i due giovani decisero di fuggire verso la montagna, ma nell'oscurità persero l'orientamento e caddero entrambi da un precipizio. Finirono senza vita in una radura e nel terreno si aprirono due conche, al centro delle quali iniziarono a sgorgare sorgenti d'acqua, destinate a creare due laghi speculari fra loro, tanto simili da essere chiamati Laghi Gemelli.
I due corpi furono poi trovati intatti sul fondo e l'unione dei bacini effettuata dall'uomo fu interpretata come il coronamento di un amore mai giunto al suo sognato epilogo.
Anche se frutto di fantasia, la leggenda accresce fascino a un luogo montano che merita di essere visitato.