Le strade storiche della Valle Brembana

4 ' strade storiche', che consentono, a chi le percorre o ne approfondisce lo studio, un cammino nel tempo.

Le strade storiche della Valle Brembana


La Valle Brembana può vantare, fra gli altri, un importante primato: il possesso, sul suo territorio, di ben 4 ' strade storiche', che consentono, a chi le percorre o ne approfondisce lo studio, un cammino nel tempo. Esse sono il segno più rappresentativo dell'apertura della nostra valle agli influssi europei ed erano percorse da mercanti, artisti (un esempio: Arlecchino) e gente comune in cerca di lavoro, di fortuna o anche solo di una ventata di
cambiamento nelle loro esistenze.


Le 4 vie sono la Via Mercatorum, la Strada Taverna, la Via del Ferro e la Via Priùla.

La Via Mercatorum, come dice il nome latino, era per eccellenza la strada che percorrevano i mercanti durante il Medioevo, fino alla fine del '500 -quando iniziò la sua decadenza e fu costruita la Priùla, di cui è l'antenata-, nel loro viaggio da Bergamo fino alla
Valtellina, salendo dalla bassa Val Seriana e unendo questa con l'alta Val Brembana e i valichi orobici. Tappa d'arrivo erano i Grigioni, in Svizzera. 
La Mercatorum univa alcuni dei paesi brembani più importanti, come Dossena e Cornello, sotto i portici delle cui case avveniva il mercato, costituito da lane, ferro, sale, uva, formaggi e salnitro, composto chimico usato come conservante alimentare e come fertilizzante, per la produzione della polvere nera (da sparo, da mina, per scopi pirotecnici) e come concime rapido.
La strada non era costituita da un unico tratto, ma da varie ramificazioni, percorribili solo a piedi o a cavallo.


La Strada Taverna è una mulattiera che risale il crinale tra Val Brembilla e Val Brembana, in corrispondenza del confine tra i comuni di Brembilla e Zogno.

La Via del Ferro è la più recente, realizzata nel 2004 per unire le ex miniere e gli ex forni di fusione di Valtorta con Mezzoldo, con la finalità di far conoscere un tema storico molto importante per la parte occidentale del bacino brembano, cioè la secolare attività di
estrazione di metalli ferrosi, che erano esportati anche in pianura.

La più nota e celebrata antica strada della Valle Brembana è la Via Priùla, la strada degli affari della Repubblica di Venezia, costruita fra il 1592 e il 1593 per volontà di Alvise Priùli, podestà di Bergamo durante la dominazione veneziana. Essa nasceva come collegamento fra Bergamo e la Valtellina e poi i Grigioni e l'Europa centrale. 

La Priùla partiva da Bergamo Alta, esattamente da Porta San Lorenzo, risaliva la Valle Brembana fiancheggiando in parte il corso del Brembo, saliva ai 1982 metri di Passo San Marco (il cui nome originale era 'Passo della Montagna di Averara', poi cambiato come
prova di deferenza verso la dominazione veneziana) e scendeva in Valtellina.
Il tragitto complessivo raggiungeva i 140 km e toccava una regione, 4 province e 26 comuni. 
Se è vero che la nuova via di percorrenza aveva uno scopo commerciale, quello militare era il vero movente: Venezia infatti non era dotata di un esercito di terra capace di reggere un possibile attacco spagnolo. Di qui la necessità di rendere più facile il passaggio dei mercenari provenienti dai Grigioni e dalla Svizzera e assicurare alla Serenissima un contingente bellico in caso di necessità, scoraggiando anche velleità di invasione.


Il vero intento della strada era quindi nascosto sotto motivazioni economiche.
Quando i lavori finirono, la Valle Brembana si trovò a possedere una strada più facile da percorrere, ma ancora solo pedonale, da Villa d'Almè in su, cosicché la Priùla deluse le speranze di partenza, specie nei traffici di lungo corso, rimanendo una strada di interesse locale o al massimo regionale.
Il tracciato originale della strada ha subito molte modifiche nei secoli e oggi ne restano pochi resti, il più significativo dei quali è il tratto tra Mezzoldo e il Passo San Marco, dove il lungimirante ideatore Priùli fece costruire, nella zona più alta e isolata del percorso, la 'Cà' omonima come luogo di 'sosta' per offrire assistenza alle carovane, disponendo di stalle, una osteria e stanze per i viandanti.
Nel 1966 al primitivo tracciato pedonale è stato affiancato un percorso carrabile, che ne ha annullato alcuni tratti ma gli ha regalato una dimensione turistica e culturale.

La Via Priùla, se da una parte provocò il declino dei grossi paesi collocati sul tracciato della vecchia via 'alta', dall'altra fece dei centri del fondovalle nuovi approdi di traffici e commerci. In più era la prima strada carrabile favorevole ai trasporti rapidi postali e
all'invio di merci pesanti su carri.

Chi oggi volesse immergersi nell'atmosferica storica di un tempo lontano, dovrebbe percorrere la Via Priùla prendendo le mosse da Piazza Brembana e arrivando in Valtellina a Chiavenna con un totale di 80 km di cammino, a tratti faticoso per i dislivelli ma appagante per gli spettacoli naturali che offre.
Lavorando di immaginazione, forse anche chi legge questo articolo può sentirsi trasportato in un mondo passato, ricco di fascino, di spirito di iniziativa, di coraggio.